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	<title>www.melyanna.net &#187; medicina</title>
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		<title>Gravi epatopatie causate da Herbalife</title>
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		<pubDate>Sat, 23 May 2009 17:25:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Melyanna</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>NOTA: I commenti sono ora chiusi, grazie ai venditori Herbalife che usano questo post per farsi pubblicità, cercando di inserire il loro numero di telefono e dati di contatto nella speranza di ottenere uno spazio pubblicitario gratis.<br />
A) I costi di hosting per questo blog li pago io, certamente non permetto a nessuno di usarlo per farsi pubblicità.<br />
B) Se anche fosse, sono, per questioni di etica, contraria agli annunci pubblicitari mascherati da commento.<br />
C) Anche ignorando A) e B), l&#8217;ultima cosa che vorrei fare è pubblicità a Herbalife.</p>
<p>Articolo tratto integralmente dal &#8220;Corriere Medico&#8221; del 29.1.2009.</p>
<p>Riemerge l&#8217;allarme danni epatici da supplementi nutrizionali non controllati e assunti senza supervisione medica.<br />
Lo rilancia il J. of Hepatology (50, 2009: 111-117), con un articolo a prima firma di Felix Stickel, Istituto di farmacologia clinica, Università di Berna, pubblicando la segnalazione di due casi di epatopatia grave (un&#8217;epatite colestatica e una cirrosi), successive a prolungato consumo di prodotti a marchio Herbalife. Un&#8217;associazione ritenuta probabile, in base a criteri internazionalmente validati e dopo che, com&#8217;è corretto, è stata esclusa ogni altra possibile causa: virale, alcolica, metabolica, autoimmune, neoplastica, vascolare epatica, iatrogena per assunzione di farmaci di sintesi.<br />
Nei due casi emersi a Berna è stata messa in luce la contaminazione da parte del Bacillus Subtilis in vari preparati Herbalife, consumati da un uomo di 78 anni nei tre anni precedenti e da una donna di 50 anni per un anno. Nello specifico, l&#8217;indagine microbiologica ha rilevato la contaminazione di due dei 7 prodotti ingeriti dalla donna e dell&#8217;unico prodotto assunto dall&#8217;uomo, oltre alla contaminazione di un altro preparato, ancora sigillato<br />
Primi allarmi nel 2002<br />
La segnalazione bernese è solo la più recente di una serie, che ha coinvolto nel tempo (nel 2002, 2005, 2007) prodotti (Lipokinetic, Hydroxycut) contenenti efedrina e tè verde e, successivamente, proprio Herbalife. Va detto che proprio Herbalife, nonostante ripetute richieste, non ha mai reso pubbliche le composizioni dei suoi vari prodotti.<br />
Poiché si tratta, come per le altre marche citate, di supplementi nutrizionali, non esiste obbligo di controllo di efficacia né tantomeno di sicurezza, come è richiesto per i farmaci. Aggravante è l&#8217;invito all&#8217;assunzione prolungata, comune tra tutti i produttori, come garanzia di effetti benefici.<br />
Già nel 2007, peraltro, il J. of Hepatology (47; 514-520 e 521-526) aveva pubblicato due lavori che coinvolgevano Herbalife. Il primo, a firma di epatologi, internisti e patologi dell&#8217;Università Hadassah-Hebrew di Gerusalemme, riportava i risultati di un&#8217;indagine del locale ministero della Salute su 12 soggetti con lesioni epatiche acute di varia natura, associabili al consumo di prodotti della linea. Secondo i criteri Oms, l&#8217;associazione con il consumo di prodotti Herbalife era certa in tre di questi casi, probabile per sei e possibile per i restanti tre. Di questi ultimi, una donna di 33 anni era deceduta per epatite fulminante, nonostante un trapianto di fegato in emergenza, probabilmente per l&#8217;aggravante di una precedente infezione da virus dell&#8217;epatite B. Certa invece la correlazione per una 55enne diabetica e iperlipidemica, per una 48enne ipertesa e per una 78enne psoriasica e diabetica: infatti, dopo sospensione di Herbalife e una prima normalizzazione delle ALT, le tre donne avevano ripreso ad assumere questi prodotti (senza farne menzione ai medici) con una rapida e massiccia ricaduta della malattia epatica.<br />
Il secondo lavoro, a firma di gastroenterologi, internisti, patologi e farmacologi dell&#8217;Università di Berna, riguardava altri 10 casi di associazione tra epatopatia severa ed Herbalife, di cui due certi (una 30enne sana di base e una 63enne ipertesa), sette probabili (tra cui un 41enne senza comorbilità precedenti,costretto al trapianto di fegato) e uno possibile. Nel 2008, infine, ecco una lettera (J. of Hepatology, 49; 289-290), a firma questa volta dei responsabili del centro di farmacovigilanza delle Asturie, che riportava quattro casi di epatotossicità risalenti al 2005 e al 2006, dopo assunzioni di prodotti Herbalife anche per un solo mese.<br />
Consumo fideistico<br />
Gli editoriali di commento sottolineano alcuni obblighi ineludibili: il primo,conoscere nel dettaglio la composizione di queste preparazioni; il secondo, l&#8217;altrettanto necessaria analisi microbiologica e chimica, per rilevare contaminanti eventuali, correlabili a lesioni epatiche.<br />
Ci si chiede anche come mai le segnalazioni più numerose emergano soltanto in Svizzera e in Israele. Le ipotesi sono due: una distribuzione locale di lotti contaminati, oppure, considerando anche la corrispondenza spagnola, una sottosegnalazione (più probabile) nelle altre 58 nazioni del mondo in cui viene venduta Herbalife.<br />
A proposito dei casi di epatotossicità da prodotti erboristici, segnalati in questi anni recenti dal J. of Hepatology, Leonard B. Seeff, del National Institutes of Health di Bethesda, sottolinea correttamente: &#8220;A fronte di una crescita esponenziale dell&#8217;uso di preparazioni riconducibili alla medicina alternativa e complementare,bisogna sfatare nel pubblico la convinzione che l&#8217;uso di un prodotto a base di erbe sia più sicuro rispetto al farmaco tradizionale. Entrambi, infatti, non sono esenti da effetti collaterali, inclusa l&#8217;epatotossicità. Aggrava la situazione il fatto che la diffusione dei prodotti erboristici in genere avviene per passaparola, attraverso una massiccia pubblicità e via Internet, in assenza di obbligo, stabilito per legge, di un controllo sanitario.<br />
Inoltre, spesso queste preparazioni sono a base di miscele non specificate, neppure dopo reiterate richieste ai produttori; aumenta così il rischio di contaminazione, chimica (piombo, mercurio, arsenico), o microbiologica (batteri, funghi).Infine, non si può scartare l&#8217;ipotesi che, in alcuni dei casi segnalati, sia entrato in gioco un meccanismo autoimmune. Occorre trovare un biomarker affidabile, che permetta di correlare l&#8217;evento epatotossicità ad uno specifico prodotto. In attesa è indispensabile fare pressione sulle autorità competenti e sul pubblico. Le prime perché facciano in modo che, di questi &#8220;prodotti naturali&#8221;, si conosca tutto: dalla composizione, all&#8217;effettiva efficacia, alla sicurezza; il secondo perché capisca che &#8220;prodotto erboristico&#8221; non è sinonimo di &#8220;prodotto più sicuro&#8221;; rispetto ai farmaci convenzionali.</p>
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